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8.1.2016

 

……Scopro di essere una persona "fortunata" ad avere questa possibilità..... Vivo le mie emozioni, non le reprimo, ma se cerco soluzione è sempre nella mia richiesta di comunione con il Cosmo... Senza il Cosmo...tutto è finto, è noioso, è privo di valore e/o significato.....

 

…..io sono uno che sono arrivato a Gesù dopo aver distrutto, o aver tentato di farlo, l'insegnamento religioso cattolico ricevuto da piccolo... ci ho messo vent'anni ma ora riesco a vedere Gesù e Vangelo distinti dall'insegnamento della chiesa... sono molto contento di averci fatto pace...  

 

  ….ma anche per imparare a godere delle cose che mi capitano e poi lasciarle andare…   

 

 

 

 ……come sempre, rimugino con la voglia di scriverti ed il momento “adatto” si presenta anche nei momenti che la mente giudica come non opportuni (adesso che sono al lavoro).

Questo è un aspetto che ho imparato in questi anni di Rainbow. L’attesa … il comprendere che ogni cosa arriva al suo tempo. Ed è incredibile come la “pratica” affina questo processo. Riesco a capire quando sto affrettando una decisione e riesco a comprendere quando è arrivato il momento di fare una tale o quale cosa. Certo … non succede con tutto, ma piano piano questa attesa, come una macchia di olio, si allarga a  diversi aspetti della vita.

Capisco anche quando l’attesa diventa mentale e quando diventa anche una scusa.

Ho fatto un periodo di vacanze dal lavoro. Sono stata in spiaggia, al Sud d’Italia. Volevo stare vicina al mare …  

In questo posto, nei primi giorni, mi aveva molto toccata la poca pulizia del posto. Volevo trovare la spiaggia pulita, “perfetta” … Volevo che questi posti fossero liberi di spazzatura. La cosa mi disturbava altamente anche se non sono arrivata al punto di arrabbiarmi… E poi, un giorno, mi sono seduta da sola sugli scogli, con il mare davanti. C’erano dei pezzi di spazzatura, secchielli, vecchie scarpe … Li ho guardati … a lungo … ed all’improvviso il giudizio su di loro è sparito. Tutto era perfetto. Al suo posto. Ho chiuso gli occhi e mi sono fatta rapire dal vento e dal suono del mare. Non c’era beatitudine, c’era solo un senso di “tutto è come deve essere”. Ed anch’io sono come devo essere. La “spazzatura” che vedevo fuori e che volevo non ci fosse specchiava (forse)  quegli aspetti di me che non accetto, che vorrei non ci fossero per fare del paesaggio interiore un luogo più “perfetto”. Ma non c’è n’è più nemmeno per la perfezione. Questo termine mi risulta adesso anche inadeguato. Quello che c’è, semplicemente esiste … senza perfetto o imperfetto.

 

 

 

 

 

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